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L’Unione degli Industriali e delle imprese di Roma aderisce al Sistema Confindustria, di cui oggi rappresenta, per dimensione, la terza Associazione territoriale.
L’Unione nasce il 23 ottobre 1944 come Unione degli Industriali del Lazio e solo nel ‘74 assume la denominazione Unione degli Industriali di Roma, usata sempre più di frequente anche con l’acronimo UIR. Due le facce che da sempre caratterizzano l’azione dell’Unione: l’una rivolta a rappresentare gli interessi di imprese e imprenditori nei confronti delle Organizzazioni Sindacali e del Governo ai differenti livelli, l’altra rivolta a dare servizi a imprese e imprenditori con l’informazione, la consulenza e l’assistenza tecnica.
Una storia lunga più di sessant'anni, nel corso dei quali l'Unione è sempre stata un punto di riferimento per le imprese e per la città. Una storia che si è intrecciata fortemente con la vita della Capitale del Paese, nel suo ruolo di città cosmopolita, nella sua trasformazione in moderna metropoli terziaria del Duemila. L'ultimo decennio 1994-2004 è quello della grande crescita, concomitante con i processi di privatizzazione che hanno interessato e tuttora interessano le più importanti realtà economiche del Paese. Oggi l'Unione è un soggetto dello sviluppo ancora più decisivo: con più di 2.500 associati, si apre a tutte le componenti imprenditoriali, si pone in relazione con tutti i soggetti del territorio, è sensibile ai valori della responsabilità sociale, è mossa da una cultura d’impresa profondamente europea.
Ripercorrendo qui brevemente i decenni più significativi della sua storia, si torna proprio a quella data del 23 ottobre 1944 e alle 709 aziende che fondano l’Unione, un nucleo di imprese e di imprenditori che, all’indomani della guerra ed in condizioni assai difficili, sono attive a Roma. La Capitale in questo periodo è centro del potere politico e punto di riferimento per le altre associazioni di interesse.
Negli anni Cinquanta e Sessanta , anni che hanno segnato il cambiamento del modo di essere della Capitale - da città della burocrazia a città che produce e crea ricchezza - la determinazione e l’impegno dell’Unione hanno consentito la formazione di un denso tessuto industriale composto prevalentemente da piccole imprese. Le 3.000 imprese, associate già nel 1951 nell’area di Roma e del Lazio, ne sono la più viva testimonianza. La forza dei numeri imprime un nuovo corso anche alla modalità di rapporto con il Governo. Non solo richieste, ma indicazioni e linee di intervento per le scelte sulla città, per lo sviluppo delle attività imprenditoriali, perché si creino le condizioni per la nascita di un “distretto industriale” nell’area romana. Nel 1960, l’Unione si arricchisce della componente del Gruppo Giovani dell’Industria, e nel 1965 realizza la pubblicazione del Repertorio delle Aziende, primo catalogo del patrimonio di imprese che appartiene a Roma e alla sua Regione. In questi anni, l’Unione sostiene posizioni a tutela delle “ragioni dell’impresa”, individuando nelle rigidità del settore del credito, nei deboli incentivi alle aziende, nella concorrenza, allora molto preoccupante, delle grandi imprese del Nord, i vincoli più forti allo sviluppo industriale della città. Uno stretto raccordo con la Camera di Commercio dà vita a programmi tesi a favorire l’export, ad inserire le aziende romane in quel solco vincente rappresentato dal made in Italy. A fine decennio, si struttura in Comitato per la Piccola Industria una delle più importanti componenti dell’Unione.
La storia degli anni Settanta è la storia della crisi del comparto economico di fronte alla quale Confindustria e l’Unione reagiscono suggerendo al Governo l’adozione di misure per le imprese, alleggerendo il peso fiscale, ampliando la manovra finanziaria, rilanciando gli investimenti pubblici. Utilizzando la chiave della solidarietà nascono i primi consorzi, gli imprenditori maturano l’idea che solo dando risposte unitarie alle prove che giungono dall’esterno si rafforza e si afferma il valore della funzione d’impresa. In questi anni bui e difficili, si formano i germi della “concertazione fra le parti sociali”: l’Unione comprende come sia necessario superare le conflittualità ricercando punti di incontro, programmi comuni, formazione di consenso.
Il passaggio agli anni Ottanta restituisce all’impresa il ruolo di protagonista dello sviluppo e segna per l’Unione un salto di qualità: si consolida l’attività di ricerca e di studio, cresce la capacità di comunicare all’esterno, si rinnova il marchio dell’Unione. “Produrre a Roma” è il grande evento che stigmatizza la svolta qualitativa: il ruolo di policy maker.
La crisi economica dei primi anni Novanta, un modello di sviluppo nuovo da interpretare, l’assottigliarsi delle commesse pubbliche, la società dell’informazione, il mercato unico, la nuova architettura istituzionale, il processo di privatizzazione disegnano il mutato contesto nel quale l’Unione cambia, anche nella sua rappresentanza: alle aziende storiche si aggiungono l’Eni, le Ferrovie dello Stato, il settore alberghiero e, nel 1999, le aziende ex Iri ed ex Efim.
La ‘trasformazione dell’UIR’ nel decennio 1994-2004 - ingresso delle aziende ex pubbliche e processo di privatizzazione che ha investito Roma particolarmente - ha determinato nella Capitale e nella sua area metropolitana la presenza di un soggetto dello sviluppo ancora più responsabile e decisivo per la forza della sua rappresentanza, che ha raggiunto più di 1.400 associate.
La presidenza di Luigi Abete rafforza ancora di più l’intenzione di far diventare l’Unione di Roma un sistema di rappresentanza delle imprese, come dimostra anche la sua scelta di mutare il logo e la denominazione associativa in “Unione degli Industriali e delle imprese di Roma”, in occasione dell’Assemblea 2005.
Cav. Lav. Ing. Marco Claudio Segrè (1944-1957); Cav. Lav. Franco Palma (1957-1959); Conte Ing. Giuseppe Fiorentini (1959-1974); Cav. Lav. Antonio Abete (1974-1981); Dott. Rodolfo Peroni (1981-1983); Ing. Ennio Lucarelli (1983-1986); Dott. Andrea Mondello (1986-1990); Comm. Dott. Brunetto Tini (1990-1994); Dott. Giancarlo Abete (1994-2000); Cav. Lav. Prof. Giancarlo Elia Valori (2000-2004); Cav. Lav. Dott. Luigi Abete (2004 - 2008).